
IA e Lingua dei Segni in Cina: sfide e incomprensioni
L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) per la traduzione automatica della lingua dei segni in Cina rappresenta un tema di grande rilevanza sociale e tecnologica. Pur essendo un progetto ambizioso, volto a migliorare l’accessibilità per una delle più grandi comunità di persone con disabilità uditiva al mondo – circa 20,5 milioni di persone – la realtà mostra limiti sostanziali. Gli avatar digitali sviluppati dal governo cinese e da numerose startup, benché innovativi sulla carta, risultano spesso incomprensibili per gli utenti sordi a causa di segni approssimativi, scarsa espressività facciale e meccanismi di traduzione troppo meccanici e poco aderenti alla grammatica e alla cultura della lingua dei segni cinese (CSL). Questo provoca frustrazione e difficoltà reali nell’accesso a informazioni essenziali.
Uno dei nodi critici di questa problematica è il limitato coinvolgimento della comunità sorda nei processi di sviluppo delle tecnologie IA. La mancanza di competenze linguistiche autentiche e del contributo di interpreti madrelingua porta a modelli linguistici incompleti e a un’errata comprensione delle regole pragmatiche e delle varianti di dialetto, cruciali per una comunicazione efficace. L’utilizzo di dataset ristretti e la semplificazione degli elementi non verbali, quali le espressioni facciali, hanno un impatto negativo sulla qualità delle traduzioni automatiche. Senza un dialogo autentico e continuo con i diretti interessati, queste tecnologie rischiano di diventare strumenti poco funzionali o addirittura controproducenti.
Guardando al futuro, appare indispensabile un cambio di paradigma che preveda la co-progettazione e la collaborazione diretta con la comunità sorda, integrando metodologie interdisciplinari e tecnologie avanzate come sensori intelligenti e motion capture. L’esperienza cinese si inserisce in un dibattito globale, dove modelli inclusivi, con la partecipazione attiva degli utenti finali, dimostrano risultati più efficaci. Solo attraverso un approccio bottom-up e culturalmente sensibile sarà possibile realizzare soluzioni tecnologiche davvero accessibili che superino le attuali barriere, favorendo così una reale inclusione digitale per le persone con disabilità uditiva.